Le botteghe non avevano il nome della merce, ma del proprietario.
C’era un banco lungo e largo, con la bilancia, i sacchi rimboccati di riso, di farina, di fagioli, con la sessola pronta.
Tutto era bottega: falegnameria, merceria…
Ma dove si comprava il vino non si chiamava bottega, ma osteria o cantina: un quarto, una foglietta, un litro, un boccale.
La cantina era lunga, una stretta e lunga galleria.
Pareva volesse andare sottoterra, invece finiva con una finestra.
In cima emergeva il gioco del pallone: sei giocatori avevano sete, tiravano una cordicella.
Suonava una piccola campana, e da dentro mettevano un fiasco nel cesto attaccato alla corda di una carrucola fissata fuori dalla finestra.
Poi lo calavano giù, in arena.